Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

Le Fonti francescane biografiche
Lettera di Frate Elia
Tommaso da Celano: Vita Prima di San Francesco d'Assisi
Lettera di Greccio
Tommaso da Celano: Vita Seconda di San Francesco d'Assisi
Tommaso da Celano: Trattato dei Miracoli di San Francesco d’Assisi
San Bonaventura da Bagnoregio: Leggenda Maggiore (Vita di San Francesco d’Assisi)
San Bonaventura da Bagnoregio: Leggenda Minore (Vita breve di San Francesco d’Assisi)
Leggenda dei tre compagni
Anonimo perugino
Leggenda perugina
Specchio di perfezione
I Fioretti
Considerazioni sulle Stimmate
Sacrum commercium (L’Alleanza del beato Francesco con madonna Povertà)
Iacopone da Todi: Laudi
Dante Alighieri: Canto XI del Paradiso
Ubertino da Casale: L’Albero della Vita crocifissa di Gesù
Angelo Clareno (o da Chiarino): cronaca o storia delle Sette Tribolazioni dell’Ordine dei Minori
Giordano da Giano: La Cronaca
Giordano da Giano LA CRONACA

Giordano da Giano
LA CRONACA

Paragrafi 40-78

40. I frati mandati insieme a frate Giordano furono i seguenti: frate Ermanno da Weissensee, sacerdote novizio e predicatore, frate Corrado da Würzsburg, suddiacono novizio, frate Enrico da Würzsburg, frate Arnoldo, chierico novizio, i laici frate Enrico da Colonia, frate Gernoto da Worms e lo svevo frate Corrado.
Furono seguiti più tardi da frate Giovarmi da Colonia e da frate Enrico da Hildesheim.

41. Nell'anno del Signore 1225 frate Giordano mandò frati laici in tutta la Turingia a rendersi conto delle condizioni delle varie città. Questi poi erano seguiti e talora anche preceduti da frate Ermanno, sacerdote novizio e predicatore.
Questi giunse a Eisenach, dove un tempo era stato cappellano e da dove poi era passato ai frati dell'Ordine Teutonico. Avendo predicato più volte al popolo, per la sua predicazione e per l'esempio della sua vita, considerando che da tutti gli agi di cui godeva nella casa dell'Ordine Teutonico si era abbassato a passare ad un Ordine così umile e austero, edificò non poco il popolo, tanto che in qualsiasi luogo annunziasse la sua predicazione, là tutta la cittadinanza confluiva. Per questo motivo i due pievani della città, temendo che se i frati si fossero appoggiati a uno di loro avrebbero sottratto fedeli all'altro, offrirono ai frati uno due chiese e un altro una perché scegliessero quella che preferivano come loro propria sede. Ma frate Ermanno non avendo la presunzione di scegliere senza il parere dei frati, demandò la questione a frate Giordano, affinché egli, preso con sé un compagno assennato, venisse ad Eisenach e scegliesse secondo il suo criterio quel che gli piaceva. Ed egli giunto scelse secondo il suo criterio il luogo nel quale i frati risiedono tuttora.

42. Nel medesimo anno, all'inizio della Quaresima (nella II dom. di Settuagesima), i frati ricevettero una sede a Gotha dove ne rimasero due per cinque anni. In essa esercitarono generosamente, e quasi al di sopra delle loro possibilità, tutte le opere di misericordia e di ospitalità a favore sia dei frati del nostro ordine, sia dei predicatori (57) e di tutti gli altri religiosi.

43. Nel medesimo anno, su consiglio del signor Enrico, pievano di San Bartolomeo e del signor Gunther, suo ausiliare vicedomino, e di altri cittadini di Erfurt, i frati si trasferirono nella chiesa del Santo Spirito, allora deserta, ma abitata un tempo dalle religiose dell'Ordine di Sant'Agostino. Qui rimasero per sei anni interi. Avendo domandato a frate Giordano quegli che i cittadini avevano assegnato ai frati come procuratore se volesse forse un edificio a forma di chiostro, questi invero, che mai aveva visto un chiostro nell'Ordine, rispose: "Non so cosa sia un chiostro: costruiteci semplicemente una casa vicina al fiume per potervi scendere a lavarci i piedi". E così fu fatto.

44. Nel medesimo anno sotto la festa degli apostoli Pietro e Paolo i frati furono mandati a Nordhausen. Qui furono accolti con favore dai cittadini e alloggiati vantaggiosamente in un orticello; per esso pagavano un tributo di quattro soldi all'anno e in esso avevano una casa comoda per frequentare la Chiesa. Ma poiché i frati mandati là erano tutti laici e il custode era stanco di correre avanti e indietro ad ascoltare le loro confessioni tutte le volte che era necessario, rimasti lì tre anni, con loro consolazione il custode li richiamò e li sistemò in altre sedi. Ma nell'anno del Signore 1230 tornarono a Nordhausen in seguito al dono di un'area fatta loro da una vergine.

45. Nel medesimo anno, su richiesta del conte Ernesto (58), furono mandati a Mülhausen quattro frati laici. Egli assegnò loro una casa nuova, sia pure senza tetto, e un orticello adiacente e, in attesa che la ricoprissero e ne recingessero l'orto con una siepe, li sistemò in una dispensa del castello. In essa i suddetti frati pregavano, mangiavano, ricevevano gli ospiti e dormivano. E poiché i frati laici contenti della dispensa, non erano riusciti in un anno e mezzo a coprire la casa né a cingere l'orto, il conte, non vedendo in essi alcun profitto cominciò a privarli del suo aiuto. E così i frati, non avendo i mezzi per coprire la casa e per far la siepe all'orto, stretti dalla necessità, se ne andarono e furono collocati in altre sedi. Ma nell'anno del Signore 1231 i frati ritornarono in quello stesso luogo e, con la concessione del re Enrico (59), furono accolti nell'ospedale. Il rettore dell'ospedale tuttavia, ritenendo che qualsiasi cosa venisse offerta ai frati fosse sottratta a lui, cominciò a diventare molesto e capzioso con i frati.
Questi, mal sopportando ciò, in seguito al dono di un'area fatto da un cavaliere, cominciarono a costruire in essa la propria casa e tuttora vi rimangono.

46. Ancora nello stesso anno i frati che si erano insediati fuori le mura entrarono in Erfurt.

47. Nel medesimo anno frate Alberto da Pisa, ministro della Germania, mandò a frate Giordano, allora custode della Turingia, come consolazione e aiuto, frate Nicola del Reno (60), sacerdote e giurista, il quale era detto Nicola l'Umile. Questa virtù risplendette in lui in modo eminente. Egli morì a Bologna lasciando abbondanti testimonianze della sua santità. Andategli incontro frate Giordano tra Gotha e Eisenah, con reverenza e affetto fraterno si salutarono con un bacio e poi si sedettero. Ma poiché frate Nicola, uomo umile e di colombina semplicità, sedeva riverentemente in silenzio di fronte a frate Giordano, allora frate Pietro da Eisenach, compagno di frate Nicola e uomo ilare e spiritoso, conoscendo l'umiltà di frate Nicola, gli disse: "Frate Nicola, non riconosci il nostro re e signore?". Ed egli, congiungendo le mani, rispose umilmente: "Volentieri riconosco e servo il mio signore". E frate Pietro aggiunse: "Infatti è lui il nostro custode". A sentir ciò si levò in piedi e chiese a lungo perdono della sua colpa, perché lo aveva accolto con tanta irriverenza.
Poi in tutta umiltà, con le ginocchia piegate, presentò a frate Giordano la lettera della sua obbedienza. Frate Giordano lo mandò nella sede di Erfurt ad aspettarvi un suo mandato. E tre settimane dopo frate Giordano gli mandò la lettera con cui lo faceva guardiano del luogo. Egli, ricevendola riverentemente, disse: "Che cosa mi ha fatto il nostro padre?". Frate Giordano era così confuso dall'umiltà di frate Nicola da sopportarla a stento e da non sentirsela d'andare a Erfurt prima di sei settimane. Ma frate Nicola con la sua sola presenza faceva osservare la disciplina ai frati meglio che altri con i rimproveri e le prescrizioni.

48. Nel medesimo anno ancora, frate Giacomo, custode della Sassonia, fondò la chiesa dei Frati Minori nella città nuova di Magdeburgo e la fece consacrare dal signor Alberto, arcivescovo del luogo, nel giorno dell'Esaltazione della Santa Croce (61).
Dopo la consacrazione il signor arcivescovo lasciò generosamente ai frati tutto l'ornamento dell'altare. Il suddetto frate Giacomo celebrando la messa in questa chiesa un giorno dell'ottava della dedicazione, dopo ch'ebbe finito, cominciò a perdere le forze al punto che fu trasportato nell'ospizio che allora i frati avevano nella città vecchia, presso la chiesa di San Pietro. I frati infatti non avevano ancora case nella città nuova tranne la chiesa. Lì il 20 settembre, la vigilia di San Matteo, egli migrò a Dio. I frati, disponendo soltanto del luogo per la sepoltura, ma non avendo il diritto di seppellirlo, deliberarono sul da farsi, soprattutto a causa dell'imminente concilio da celebrarsi il giorno di San Maurizio (62) e per il quale già molti vescovi erano convenuti. Decisero di recarsi dal signor vescovo di Hildesheim (63), poiché egli venerava frate Giacomo come un padre. Infatti egli aveva dato mandato ai suoi che, se i frati desideravano conferire con lui, lo avvertissero, sia che dormisse sia che fosse altrimenti occupato. E al vescovo, svegliato quando già dormiva, fu annunciato che frate Giacomo era morto.
Compunto pianse alla notizia e disse: "Ecco, questo è il significato del sogno che ho avuto". E aggiunse: "Verrò a seppellirlo". Gli era apparso infatti in sogno un morto vestito o avvolto di bianco e gli era stato detto: "Va a liberarlo".
E traslato il cadavere nella città nuova nella chiesa dei frati, che lo stesso frate Giacomo aveva fondata e fatta dedicare, in essa fu sepolto con ogni onore. Ma nell'anno del Signore 1238 le ossa di lui e di frate Simone inglese, primo lettore di Magdeburgo e terzo ministro provinciale, trasferitisi i frati, furono traslate e sepolte nella città vecchia, dove i frati rimangono tuttora.

49. Dopo la morte di frate Giacomo di buona memoria, i frati della Sassonia, rimasti turbati non poco, supplicarono frate Alberto da Pisa, ministro della Germania, che si degnasse di provvedere misericordiosamente al loro bisogno di un custode. Il ministro allora si propose di mandar loro come custode frate Nicola, il guardiano di Erfurt, ma conoscendone l'umiltà non volle mandargli una lettera per il timore che, appunto per la sua umiltà, questi rifiutasse l'incarico o piuttosto facesse ricorso a lui. Decise perciò di recarsi personalmente da lui, se mai riuscisse con una conversazione amichevole a piegare il suo animo ad accettare l'incarico. Il ministro, giunto a Erfurt e convocato a questo scopo frate Giordano, cominciò a parlare con frate Nicola della necessità di accettare l'incarico di custode della Sassonia. Ma egli si scusava umilmente e si dichiarava assolutamente inadeguato, come quello che non sapeva né contare né computare e tanto meno fare il signore o il prelato. Allora il ministro lo prese sulla parola e con animo quasi indignato gli disse: "Tu dunque non sai fare il signore. E siamo forse signori noi che teniamo gli uffici dell'Ordine? Confessa quindi immediatamente, o fratello, la tua colpa, poiché hai considerato signorie e prelazioni le cariche dell'Ordine, che devono chiamarsi piuttosto oneri e servitù". Ammessa la colpa, il ministro gli diede come penitenza la custodia della Sassonia, ed egli, secondo la sua abitudine, piegate le ginocchia, obbedì.
E i frati, oltremodo lieti della sua obbedienza, celebrarono una messa solenne nella chiesa dello Spirito Santo, presso la quale allora stavano, mentre frate Nicola cantava la messa in apparato di festa e col cuore in lutto. Divenuto dunque terzo custode della Sassonia, egli non lasciò l'umiltà che aveva avuto al momento dell'incarico, ma fu sempre il primo e il più umile a lavare le scodelle e i piedi ai frati. Se poi a un frate, per qualche colpa, doveva imporre di sedere per terra o un'altra punizione, umilissimo, egli compiva insieme a lui la medesima penitenza. E sebbene egli osservasse l'umiltà e l'obbedienza in tutte le circostanze, tuttavia fu tale persecutore e censore della disobbedienza ostinata da restituire difficilmente il suo favore, anche dopo il castigo, al frate pertinace nella disobbedienza. Tanto grande male considerava la disobbedienza dei frati e tanto grande bene l'obbedienza, da mostrare con l'azione e con l'esempio che i frati devono in tutte le situazioni obbedire con semplicità.

50. Nell'anno del Signore 1226, il giorno 4 di ottobre, il primo fondatore dell'Ordine dei frati minori, il felice padre Francesco, presso Santa Maria della Porziuncola, andò al Signore. E sebbene il felice padre beato Francesco avesse desiderato d'esser sepolto in questa chiesa, la popolazione del luogo, tuttavia, e i cittadini di Assisi furono presi dal timore che i Perugini lo portassero via con la forza, a causa dei miracoli che Dio s'era degnato di compiere per mezzo suo sia in vita sia in morte (64). Lo trasferirono e lo seppellirono con onore presso le mura di Assisi, nella chiesa di San Giorgio, dove per la prima volta andò a scuola e dove poi per la prima volta prese a predicare. Dopo la morte del beato Francesco, pertanto, frate Elia, vicario del beato Francesco, ai frati turbati per la scomparsa di un così gran padre, destinò per tutto l'Ordine una lettera di consolazione, annunciando a ciascuno e a tutti che, come il beato Francesco gli aveva ordinato, da parte del beato Francesco li benediceva e li assolveva da ogni colpa; inoltre dava notizia delle stimmate (65) e degli altri miracoli che l'Altissimo s'era degnato di operare presso il beato Francesco dopo la morte di lui, e inoltre raccomandava ai ministri e ai custodi dell'Ordine di riunirsi per eleggere il ministro generale.

51. Nell'anno del Signore 1227, il 2 febbraio, dopo la dipartita del beato Francesco, frate Alberto da Pisa, ministro della Germania, sul punto di partire alla volta del Capitolo generale per eleggere il primo ministro generale dell'Ordine, convocò tutti i custodi, i predicatori e i guardiani della Germania e tenne un Capitolo a Magonza.
In questo Capitolo frate Nicola, sollevato dalla custodia di Sassonia, fu nominato vicario; a lui succedette il lombardo frate Leonardo. Così, lasciata ogni cosa in ordine, frate Alberto partì alla volta del Capitolo generale insieme ai frati che aveva scelto.
In questo Capitolo fu eletto primo generale dell'Ordine frate Giovanni Parenti, cittadino romano e giudice, nato a Civita Castellana (66).

52. Questi, su consiglio del ministro della Francia (67), esonerò frate Alberto da Pisa dall'amministrazione della Germania e gli sostituì frate Simone inglese, custode della Normandia, scolastico e grande teologo.

53. Frate Simone, giunto in Germania insieme a frate Giuliano (68), il quale più tardi compose in bello stile e bella melodia l'Ufficio liturgico di San Francesco e di Sant'Antonio, indisse immediatamente a Colonia un Capitolo provinciale da celebrarsi nel giorno degli apostoli Simone e Giuda (69), Ma per qualche ragione esso fu celebrato l'anno dopo.

54. Nell'anno del Signore 1228 (70) il beato Francesco fu canonizzato. E nello stesso anno frate Simone, ministro della Germania, celebrò a Colonia, tra Pasqua e Pentecoste (71), il Capitolo provinciale.
Nello stesso anno frate Giovanni Parenti, ministro generale, sentendo che in Germania mancava un lettore di teologia (72), sollevato frate Simone dal ministero della Germania, fece lettore lui e destinò a ministro della Germania frate Giovanni da Pian del Carpine.
Egli, indetto un Capitolo provinciale a Worms, mostrò la lettera dell'esonero di frate Simone e della propria designazione. In quello stesso Capitolo fu annunciata ai frati la canonizzazione del beato Francesco. Frate Giovanni da Pian del Carpine quindi, volendo onorare ed esaltare la Sassonia, mandò frate Simone primo lettore a Magdeburgo e con lui uomini probi, onesti e istruiti: frate Marcardo il Lungo da Aschaffenburg (73), frate Marcardo il Piccolo da Magonza, frate Corrado da Worms e molti altri.

55. Essendo corpulento (74) egli usava spostarsi su un asino e gli uomini di quel tempo, per la novità dell'Ordine e per l'umiltà della cavalcatura si avvicinavano con maggior devozione al suo asino per l'esempio di Cristo che usò l'asino piuttosto del cavallo di quanto non facciamo ora, a causa dell'abitudine costante dei frati di andare a cavallo, alle persone dei ministri.
Egli diede un grandissimo incremento all'Ordine. Divenuto ministro, infatti, mandò frati in Boemia, in Ungheria, in Polonia, in Dacia e in Norvegia. Ricevette anche una casa a Meth e impiantò l'Ordine nella Lotaringia. Egli fu strenuo difensore del suo Ordine. Di fronte a vescovi e a principi, infatti, sostenne costantemente e personalmente il suo Ordine. Egli, come la madre i figli e la chioccia i pulcini, proteggeva e governava tutti i suoi frati con pace, carità e ogni sorta di consolazioni.

56. Nell'anno del Signore 1229 frate Giovanni l'Inglese fu inviato in Germania come primo visitatore.

57. Nell'anno del Signore 1230 frate Giovanni, ministro della Germania, celebrò a Colonia il suo ultimo Capitolo provinciale della Germania. Qui, istituito come suo vicario frate Giovanni l'Inglese, partì alla volta del Capitolo generale. In questo Capitolo frate Giovanni da Pian del Carpine fu sollevato dall'incarico della Germania e inviato come ministro in Spagna, mentre gli venne sostituito frate Simone, primo lettore della Germania. Sennonché, prima ancora che gli giungesse la lettera di nomina, questi fu colto dalla morte la vigilia di San Vito (75) e a Magdeburgo fu sepolto.
Nel medesimo Capitolo generale l'amministrazione della Germania fu divisa in due parti; del Reno l'una, della Sassonia l'altra. Al Reno fu assegnato come ministro frate Ottone, giurisperito lombardo, mentre alla Sassonia fu assegnato, come già è stato detto, frate Simone.
Nel medesimo Capitolo generale furono trasmessi alle diverse provincie i breviari e gli antifonari propri dell'Ordine.

58. Morto dunque frate Simone, primo lettore e primo ministro della Sassonia, frate Leonardo, custode della Sassonia, e frate Giordano, custode della Turingia, che erano i due soli custodi della provincia di Sassonia, si recarono al Capitolo del Reno a Worms. Al quale Capitolo i due frati furono ammessi a partecipare poiché l'amministrazione della Germania un tempo era stata unica, e solo di recente era stata divisa; e poiché frate Simone, colto dalla morte, non era ancora subentrato in nessuna funzione ministeriale, considerarono come non ancora avvenuta la divisione.
Qui dunque, su consiglio del ministro, del vicario e di altri frati, frate Giordano, affidata la sua custodia al custode della Sassonia, con la lettera d'obbedienza di Ottone, ministro del Reno, e un compagno, partì per chiedere al ministro generale un ministro e un lettore di teologia.
Deliberando poi il ministro generale su chi mandare, frate Giordano richiese infine, e ottenne, frate Giovanni l'Inglese, già visitatore della Germania.
Scrisse dunque il ministro generale al ministro della Francia di mandare frate Giovanni Inglese come ministro della Sassonia e frate Bartolomeo Inglese come lettore di teologia.

59. Frate Giordano, sul punto di tornare in Germania, si recò da frate Tommaso da Celano (76) il quale, lieto, godendo nel vederlo, gli donò alcune reliquie di San Francesco. Frate Giordano poi, giunto a Würzburg, fece avvertire i frati della sua custodia, che se avevano bisogno di parlar con lui gli andassero incontro ad Eisenach, perché da lì sarebbe passato. Lieti dunque i frati, convennero al luogo designato, e al portinaio diedero la consegna di non far entrare frate Giordano appena arrivasse ma di avvertire prima loro. Giunto dunque frate Giordano al portone e bussando, non fu fatto entrare, ma il portinaio corse ad annunciare ai frati che egli era alla porta. Essi gli ordinarono di non farlo passare dalla loro porta ma dalla porta della Chiesa. I frati poi con spirito esultante, entrati nel coro con croci, turiboli, rami di palma e candele accese penetrarono in chiesa dal coro avanzando processionalmente a due a due. Postisi quindi gli uni di fronte agli altri, aprirono le porte della chiesa e, fatto entrare frate Giordano, lo accolsero con tripudio e gioia al canto del responsorio "Hic est fratrum amator" (77). E sebbene frate Giordano, stupito da questa nuova forma di accoglienza, accennasse con la mano che tacessero, essi portarono a termine con gioia l'inno incominciato. Meravigliandosi di ciò frate Giordano, gli torno in mente che recava con sé le reliquie di San Francesco, cosa che per lo stupore aveva dimenticato.
Ed esultando nel suo spirito, alla fine del canto disse: "Gioite, fratelli, perché capisco che avete lodato non me, in quanto me, ma in me il padre nostro San Francesco, il quale, tacendo io, ha esaltato il vostro spirito con la sua presenza, perché io ne reco con me le reliquie. E estrattele dal suo seno le pose sull'altare. Da questo momento frate Giordano cominciò ad avere per il beato Francesco, ch'egli aveva conosciuto in vita, e dalla cui natura umana s'era pertanto lasciato influenzare, una venerazione e un onore maggiori, poiché aveva visto che Dio, infiammando di Spirito Santo i cuori dei frati, non aveva voluto ch'egli tenesse celate presso di sé le reliquie del Santo.

60. Nell'anno del Signore 1231 frate Giordano, custode della Turingia, tornato in Sassonia, mandò frate Giovanni da Penna con frate Adeodato a Parigi da frate Giovanni Inglese e dal lettore frate Bartolomeo, affinché li accompagnassero in Sassonia con ogni onore.

61. Nell'anno del Signore 1232 nel Capitolo generale celebrato a Roma (78), fu esonerato frate Giovanni Parenti, ministro generale, e gli fu sostituito frate Elia. Nello stesso Capitolo inoltre fu esonerato frate Giovanni Inglese da Reading, ministro della Sassonia, e gli fu sostituito frate Giovanni da Pian del Carpine.
Frate Leonardo poi, custode della Sassonia, morì a Cremona, sua città natale, sulla via del ritorno dal Capitolo e gli fu sostituito frate Bertoldo da Hoexter.
Ma frate Elia, divenuto ministro generale, volendo terminare la chiesa iniziata ad Assisi presso la tomba di San Francesco, fece esazioni in tutto l'Ordine per completare i lavori. Egli infatti aveva in suo potere l'intero Ordine, come già lo aveva avuto il beato Francesco e frate Giovanni Parenti prima di lui. Perciò egli, di sua volontà, dava moltissime disposizioni all'Ordine non convenienti. Contro la Regola, in sette anni, infatti, non tenne mai un Capitolo generale, e i frati che gli resistevano li disperse qua e là.
Pertanto tenuto un consiglio i frati decisero di provvedere in comune all'Ordine. Nella decisione li assistettero principalmente frate Alessandro da Hales (79) e frate Giovanni da la Rochelle (80), allora maestri di teologia a Parigi.

62. Nell'anno del Signore 1237 frate Elia destinò alle singole provincie visitatori favorevoli ai suoi programmi: ma a causa delle loro visite abusive i frati rimasero più esasperati di prima contro di lui.

63. Nell'anno del Signore 1238 i frati della Sassonia, pur appellandosi contro il visitatore presso il ministro generale, mandandogli dei messi, non ottennero assolutamente nulla. Perciò furono costretti ad appellarsi al signor papa (81). Giunto da lui, frate Giordano, pur ricevendo l'ordine di uscire dopo il saluto, non volle andar fuori ma correndo amabilmente al letto del signor papa ne tirò fuori un piede nudo e baciatelo esclamò al suo compagno: "Ecco, tali reliquie in Sassonia non le abbiamo". E volendo ancora il signor papa farlo uscire, frate Giordano disse: "Signore, non abbiamo nulla da chiedervi, per ora. Abbondiamo infatti di ogni bene e ne siamo fieri. Voi siete infatti il padre del nostro Ordine, il suo protettore e riformatore. Ma siamo venuti soltanto per vedervi". Così finalmente il signor papa divertito si alzò a sedere sul letto e, dopo aver chiesto perché fossero venuti, aggiunse: "So che avete interposto appello. Frate Elia, infatti, venendo da me disse che voi vi siete appellati a me scavalcandolo e noi gli abbiamo risposto che l'appello rivolto a me assorbe tutti gli altri". E quando frate Giordano ebbe spiegato al papa i motivi dell'appello, egli rispose che i frati avevano fatto bene. Convenuti dunque alla curia i frati dei diversi luoghi per far proseguire l'appello presentato, dopo una lunga discussione finalmente la decisione della maggioranza fu fissata così: che non avrebbero concluso nulla se non avessero attaccato la radice, e agito cioè direttamente contro Elia.

64. Sedutisi i frati, e fatto lo scrutinio fra i convenuti, posero per iscritto tutto ciò di cui erano a conoscenza e che potevano comprovare di fatto e di fama contro Elia. E dopo che le accuse furono lette dinanzi al papa, dinanzi al papa stesso s'iniziò il dibattito relativo. Ma la discussione fu interrotta dal papa che disse: "Andate a discutere tra voi, ponete per iscritto le obiezioni e le risposte alle obiezioni, presentatemele e io giudicherò". Così fu fatto. Il signor papa allora, ascoltate ed esaminate le obiezioni e le controbiezioni stabilì che i frati lì riuniti tornassero alle loro provincie e che dalle diverse provincie, e soprattutto da quelle che avevano avviato la questione della riforma dell'Ordine, fossero mandati venti frati maturi e intelligenti. E questi si radunassero a Roma quattro settimane prima del Capitolo generale per regolare lo statuto e la riforma dell'Ordine (82).

65. Nell'anno del Signore 1239 (83), secondo quel che s'è detto, venuti a Roma, i frati scelti inviati dalle diverse province, stabilirono, secondo il consiglio e la volontà del signor papa e con l'approvazione del Capitolo generale, che ci fossero le elezioni dei ministri, dei custodi e dei guardiani e qualche altra disposizione che vige ancor oggi. Inoltre stabilirono che i singoli ministri tenessero nelle proprie provincie un solo Capitolo e i loro subordinati due.

66. Nel medesimo capitolo fu esonerato frate Elia, il quale aveva governato l'Ordine sette anni, e gli fu sostituito frate Alberto da Pisa che il signor papa confermò.

67. Nel medesimo Capitolo le provincie furono divise (84).

68. Nel medesimo Capitolo frate Giovanni da Pian del Carpine, ministro della Sassonia, fu sollevato dall'incarico e gli fu sostituito frate Corrado da Worms. Ma questi, non avendo ricevuto il mandato, non accettò l'ufficio. Sentendo ciò suor Agnese da Praga (85) avvertì il papa e così questi revocò la nomina di frate Corrado.

69. Nel medesimo anno, dopo il Capitolo di Roma, i frati della Sassonia, tenuto un Capitolo provinciale a Magdeburgo nel giorno della Natività della beata Vergine Maria, dessero come ministro frate Marcardo il Piccolo. Egli, divenuto ministro, si dimostrò grande zelatore dell'Ordine e uomo di austera vita. Fu buono con i buoni, duro con i malvagi, severo con gli incorreggibili.
Egli, impegnandosi nella questione dell'Ordine contro Elia, contrasse una malattia cronica, nonostante la quale fu eletto ministro. Ma poiché a causa di questa infermità non poteva dare egli stesso quegli esempi di austerità che imponeva agli altri, fu opportuno sollevarlo dall'incarico. Tuttavia, prima d'essere esonerato tenne tre Capitoli, e precisamente a Erfurt, a Hildesheim e ad Altenburg, dove appunto fu esonerato.

70. Nell'anno del Signore 1240, il 23 gennaio, frate Alberto, terzo ministro generale, morì dopo aver retto l'Ordine per otto mesi e qualche giorno. Gli successe frate Aimone Inglese (86).

71. Nell'anno del Signore 1242 frate Aimone tenne un capitolo ad Altenburg nel giorno di San Michele, e in esso sollevò dall'incarico frate Marcardo. Il Capitolo inoltre affidò al ministro generale la nomina del ministro provinciale. Il ministro generale poi, al momento d'andarsene, nominò vicario frate Giordano e designò ministro provinciale frate Goffredo.

72. Nell'anno del Signore 1243, pertanto, Goffredo fece il suo ingresso nella provincia. Egli fu uomo temperantissimo nel bere e nel mangiare, amante della comunità e persecutore degli individualisti. Fu buono con i buoni e severo con i malvagi. Egli proseguì sul cammino iniziato da frate Marcardo e resse con onore la provincia per tre anni e qualche mese.

73. Nell'anno del Signore 1244 morì frate Aimone e nello stesso anno gli succedette frate Crescenzio (87). Questi fece chiamare al convento di Roma due frati da ciascuna delle provincie affinché i frati di passaggio alla curia vi trovassero confratelli del loro paese a consigliarli. Ma poiché la Curia si trattenne a Lione per un lungo periodo, i frati mandati a quello scopo furono rinviati alle loro provincie. In quel tempo poi i frati subirono molte vessazioni da parte dell'imperatore Federico (88), deposto con sentenza del Concilio di Lione. In molte provincie essi furono disordinatamente scacciati dalle loro sedi, molti furono imprigionati, alcuni addirittura uccisi per il fatto che, obbedienti ai mandati della Chiesa, difesero virilmente come figli la pia madre; cosa che, tranne i Frati Minori, nessun altro Ordine religioso seppe fare.

74. In quel tempo Sigfrido, arcivescovo di Magonza, si dimostrò ostile ai frati (89).

75. Nell'anno del Signore 1247, frate Goffredo, ministro della Sassonia, dopo aver governato per tre anni e qualche mese, fu esonerato dall'incarico nel Capitolo di Lione e fu nominato vicario frate Corrado da Brunswick, lettore di Hildesheim. Nel medesimo anno, nel Capitolo di Halle, celebrato nella Natività della Beata Vergine Maria, egli fu eletto ministro della Sassonia e nel giorno di San Martino la sua nomina fu ratificata. Egli governò con disciplina e rigore, con grande maturità e osservanza verso l'Ordine una provincia che i suoi predecessori avevano lasciata pacificata. E dopo aver governato per circa 16 anni, stanco per il lavoro e affaticato, dopo grandissima insistenza da parte sua e con dolore da parte di molti frati, ottenne la dispensa dal suo ufficio.

76. Nell'anno del Signore 1248 nel Capitolo di Lione frate Crescenzio fu sollevato dall'incarico, dopo aver governato, come frate Aimone, per sette anni. Nel medesimo anno gli fu sostituito frate Giovanni da Parma (90).

77. Nell'anno del Signore 1258 nel capitolo di Roma celebrato il giorno della Purificazione fu esonerato frate Giovanni da Parma, ministro generale che aveva governato dieci anni, e a lui fu sostituito frate Bonaventura, lettore di teologia a Parigi (91).

78. L'anno del Signore 1262 frate Corrado da Brunswick, ministro di Sassonia, fu sollevato dal suo ufficio nel Capitolo di Halberstadt e nel medesimo Capitolo, il 29 aprile, fu eletto ministro di Sassonia all'unanimità e al primo scrutinio frate Bartolomeo, ministro dell'Austria, e subito la sua nomina fu ratificata da frate Corrado, per l'autorità del ministro generale. Fu convocato, dal momento che era stato eletto assente, e acconsentendo alle preghiere dei frati, nonostante il dolore per l'elezione, presiedette il Capitolo stesso e con grande consolazione dei frati lo portò a compimento.

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