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Paragrafi 40-78
40. I frati mandati insieme a frate Giordano furono i seguenti:
frate Ermanno da Weissensee, sacerdote novizio e predicatore,
frate Corrado da Würzsburg, suddiacono novizio, frate Enrico
da Würzsburg, frate Arnoldo, chierico novizio, i laici
frate Enrico da Colonia, frate Gernoto da Worms e lo svevo frate
Corrado.
Furono seguiti più tardi da frate Giovarmi da Colonia
e da frate Enrico da Hildesheim.
41. Nell'anno del Signore 1225 frate Giordano mandò
frati laici in tutta la Turingia a rendersi conto delle condizioni
delle varie città. Questi poi erano seguiti e talora
anche preceduti da frate Ermanno, sacerdote novizio e predicatore.
Questi giunse a Eisenach, dove un tempo era stato cappellano
e da dove poi era passato ai frati dell'Ordine Teutonico. Avendo
predicato più volte al popolo, per la sua predicazione
e per l'esempio della sua vita, considerando che da tutti gli
agi di cui godeva nella casa dell'Ordine Teutonico si era abbassato
a passare ad un Ordine così umile e austero, edificò
non poco il popolo, tanto che in qualsiasi luogo annunziasse
la sua predicazione, là tutta la cittadinanza confluiva.
Per questo motivo i due pievani della città, temendo
che se i frati si fossero appoggiati a uno di loro avrebbero
sottratto fedeli all'altro, offrirono ai frati uno due chiese
e un altro una perché scegliessero quella che preferivano
come loro propria sede. Ma frate Ermanno non avendo la presunzione
di scegliere senza il parere dei frati, demandò la questione
a frate Giordano, affinché egli, preso con sé
un compagno assennato, venisse ad Eisenach e scegliesse secondo
il suo criterio quel che gli piaceva. Ed egli giunto scelse
secondo il suo criterio il luogo nel quale i frati risiedono
tuttora.
42. Nel medesimo anno, all'inizio della Quaresima (nella II
dom. di Settuagesima), i frati ricevettero una sede a Gotha
dove ne rimasero due per cinque anni. In essa esercitarono generosamente,
e quasi al di sopra delle loro possibilità, tutte le
opere di misericordia e di ospitalità a favore sia dei
frati del nostro ordine, sia dei predicatori (57) e di tutti
gli altri religiosi.
43. Nel medesimo anno, su consiglio del signor Enrico, pievano
di San Bartolomeo e del signor Gunther, suo ausiliare vicedomino,
e di altri cittadini di Erfurt, i frati si trasferirono nella
chiesa del Santo Spirito, allora deserta, ma abitata un tempo
dalle religiose dell'Ordine di Sant'Agostino. Qui rimasero per
sei anni interi. Avendo domandato a frate Giordano quegli che
i cittadini avevano assegnato ai frati come procuratore se volesse
forse un edificio a forma di chiostro, questi invero, che mai
aveva visto un chiostro nell'Ordine, rispose: "Non so cosa
sia un chiostro: costruiteci semplicemente una casa vicina al
fiume per potervi scendere a lavarci i piedi". E così
fu fatto.
44. Nel medesimo anno sotto la festa degli apostoli Pietro
e Paolo i frati furono mandati a Nordhausen. Qui furono accolti
con favore dai cittadini e alloggiati vantaggiosamente in un
orticello; per esso pagavano un tributo di quattro soldi all'anno
e in esso avevano una casa comoda per frequentare la Chiesa.
Ma poiché i frati mandati là erano tutti laici
e il custode era stanco di correre avanti e indietro ad ascoltare
le loro confessioni tutte le volte che era necessario, rimasti
lì tre anni, con loro consolazione il custode li richiamò
e li sistemò in altre sedi. Ma nell'anno del Signore
1230 tornarono a Nordhausen in seguito al dono di un'area fatta
loro da una vergine.
45. Nel medesimo anno, su richiesta del conte Ernesto (58),
furono mandati a Mülhausen quattro frati laici. Egli assegnò
loro una casa nuova, sia pure senza tetto, e un orticello adiacente
e, in attesa che la ricoprissero e ne recingessero l'orto con
una siepe, li sistemò in una dispensa del castello. In
essa i suddetti frati pregavano, mangiavano, ricevevano gli
ospiti e dormivano. E poiché i frati laici contenti della
dispensa, non erano riusciti in un anno e mezzo a coprire la
casa né a cingere l'orto, il conte, non vedendo in essi
alcun profitto cominciò a privarli del suo aiuto. E così
i frati, non avendo i mezzi per coprire la casa e per far la
siepe all'orto, stretti dalla necessità, se ne andarono
e furono collocati in altre sedi. Ma nell'anno del Signore 1231
i frati ritornarono in quello stesso luogo e, con la concessione
del re Enrico (59), furono accolti nell'ospedale. Il rettore
dell'ospedale tuttavia, ritenendo che qualsiasi cosa venisse
offerta ai frati fosse sottratta a lui, cominciò a diventare
molesto e capzioso con i frati.
Questi, mal sopportando ciò, in seguito al dono di un'area
fatto da un cavaliere, cominciarono a costruire in essa la propria
casa e tuttora vi rimangono.
46. Ancora nello stesso anno i frati che si erano insediati
fuori le mura entrarono in Erfurt.
47. Nel medesimo anno frate Alberto da Pisa, ministro della
Germania, mandò a frate Giordano, allora custode della
Turingia, come consolazione e aiuto, frate Nicola del Reno (60),
sacerdote e giurista, il quale era detto Nicola l'Umile. Questa
virtù risplendette in lui in modo eminente. Egli morì
a Bologna lasciando abbondanti testimonianze della sua santità.
Andategli incontro frate Giordano tra Gotha e Eisenah, con reverenza
e affetto fraterno si salutarono con un bacio e poi si sedettero.
Ma poiché frate Nicola, uomo umile e di colombina semplicità,
sedeva riverentemente in silenzio di fronte a frate Giordano,
allora frate Pietro da Eisenach, compagno di frate Nicola e
uomo ilare e spiritoso, conoscendo l'umiltà di frate
Nicola, gli disse: "Frate Nicola, non riconosci il nostro
re e signore?". Ed egli, congiungendo le mani, rispose
umilmente: "Volentieri riconosco e servo il mio signore".
E frate Pietro aggiunse: "Infatti è lui il nostro
custode". A sentir ciò si levò in piedi e
chiese a lungo perdono della sua colpa, perché lo aveva
accolto con tanta irriverenza.
Poi in tutta umiltà, con le ginocchia piegate, presentò
a frate Giordano la lettera della sua obbedienza. Frate Giordano
lo mandò nella sede di Erfurt ad aspettarvi un suo mandato.
E tre settimane dopo frate Giordano gli mandò la lettera
con cui lo faceva guardiano del luogo. Egli, ricevendola riverentemente,
disse: "Che cosa mi ha fatto il nostro padre?". Frate
Giordano era così confuso dall'umiltà di frate
Nicola da sopportarla a stento e da non sentirsela d'andare
a Erfurt prima di sei settimane. Ma frate Nicola con la sua
sola presenza faceva osservare la disciplina ai frati meglio
che altri con i rimproveri e le prescrizioni.
48. Nel medesimo anno ancora, frate Giacomo, custode della
Sassonia, fondò la chiesa dei Frati Minori nella città
nuova di Magdeburgo e la fece consacrare dal signor Alberto,
arcivescovo del luogo, nel giorno dell'Esaltazione della Santa
Croce (61).
Dopo la consacrazione il signor arcivescovo lasciò generosamente
ai frati tutto l'ornamento dell'altare. Il suddetto frate Giacomo
celebrando la messa in questa chiesa un giorno dell'ottava
della dedicazione, dopo ch'ebbe finito, cominciò a perdere
le forze al punto che fu trasportato nell'ospizio che allora
i frati avevano nella città vecchia, presso la chiesa
di San Pietro. I frati infatti non avevano ancora case nella
città nuova tranne la chiesa. Lì il 20 settembre,
la vigilia di San Matteo, egli migrò a Dio. I frati,
disponendo soltanto del luogo per la sepoltura, ma non avendo
il diritto di seppellirlo, deliberarono sul da farsi, soprattutto
a causa dell'imminente concilio da celebrarsi il giorno di San
Maurizio (62) e per il quale già molti vescovi erano
convenuti. Decisero di recarsi dal signor vescovo di Hildesheim
(63), poiché egli venerava frate Giacomo come un padre.
Infatti egli aveva dato mandato ai suoi che, se i frati desideravano
conferire con lui, lo avvertissero, sia che dormisse sia che
fosse altrimenti occupato. E al vescovo, svegliato quando già
dormiva, fu annunciato che frate Giacomo era morto.
Compunto pianse alla notizia e disse: "Ecco, questo è
il significato del sogno che ho avuto". E aggiunse: "Verrò
a seppellirlo". Gli era apparso infatti in sogno un morto
vestito o avvolto di bianco e gli era stato detto: "Va
a liberarlo".
E traslato il cadavere nella città nuova nella chiesa
dei frati, che lo stesso frate Giacomo aveva fondata e fatta
dedicare, in essa fu sepolto con ogni onore. Ma nell'anno del
Signore 1238 le ossa di lui e di frate Simone inglese, primo
lettore di Magdeburgo e terzo ministro provinciale, trasferitisi
i frati, furono traslate e sepolte nella città vecchia,
dove i frati rimangono tuttora.
49. Dopo la morte di frate Giacomo di buona memoria, i frati
della Sassonia, rimasti turbati non poco, supplicarono frate
Alberto da Pisa, ministro della Germania, che si degnasse di
provvedere misericordiosamente al loro bisogno di un custode.
Il ministro allora si propose di mandar loro come custode frate
Nicola, il guardiano di Erfurt, ma conoscendone l'umiltà
non volle mandargli una lettera per il timore che, appunto per
la sua umiltà, questi rifiutasse l'incarico o piuttosto
facesse ricorso a lui. Decise perciò di recarsi personalmente
da lui, se mai riuscisse con una conversazione amichevole a
piegare il suo animo ad accettare l'incarico. Il ministro, giunto
a Erfurt e convocato a questo scopo frate Giordano, cominciò
a parlare con frate Nicola della necessità di accettare
l'incarico di custode della Sassonia. Ma egli si scusava umilmente
e si dichiarava assolutamente inadeguato, come quello che non
sapeva né contare né computare e tanto meno fare
il signore o il prelato. Allora il ministro lo prese sulla parola
e con animo quasi indignato gli disse: "Tu dunque non sai
fare il signore. E siamo forse signori noi che teniamo gli uffici
dell'Ordine? Confessa quindi immediatamente, o fratello, la
tua colpa, poiché hai considerato signorie e prelazioni
le cariche dell'Ordine, che devono chiamarsi piuttosto oneri
e servitù". Ammessa la colpa, il ministro gli diede
come penitenza la custodia della Sassonia, ed egli, secondo
la sua abitudine, piegate le ginocchia, obbedì.
E i frati, oltremodo lieti della sua obbedienza, celebrarono
una messa solenne nella chiesa dello Spirito Santo, presso
la quale allora stavano, mentre frate Nicola cantava la messa
in apparato di festa e col cuore in lutto. Divenuto dunque terzo
custode della Sassonia, egli non lasciò l'umiltà
che aveva avuto al momento dell'incarico, ma fu sempre il primo
e il più umile a lavare le scodelle e i piedi ai frati.
Se poi a un frate, per qualche colpa, doveva imporre di sedere
per terra o un'altra punizione, umilissimo, egli compiva insieme
a lui la medesima penitenza. E sebbene egli osservasse l'umiltà
e l'obbedienza in tutte le circostanze, tuttavia fu tale persecutore
e censore della disobbedienza ostinata da restituire difficilmente
il suo favore, anche dopo il castigo, al frate pertinace nella
disobbedienza. Tanto grande male considerava la disobbedienza
dei frati e tanto grande bene l'obbedienza, da mostrare con
l'azione e con l'esempio che i frati devono in tutte le situazioni
obbedire con semplicità.
50. Nell'anno del Signore 1226, il giorno 4 di ottobre, il
primo fondatore dell'Ordine dei frati minori, il felice padre
Francesco, presso Santa Maria della Porziuncola, andò
al Signore. E sebbene il felice padre beato Francesco avesse
desiderato d'esser sepolto in questa chiesa, la popolazione
del luogo, tuttavia, e i cittadini di Assisi furono presi dal
timore che i Perugini lo portassero via con la forza, a causa
dei miracoli che Dio s'era degnato di compiere per mezzo suo
sia in vita sia in morte (64). Lo trasferirono e lo seppellirono
con onore presso le mura di Assisi, nella chiesa di San Giorgio,
dove per la prima volta andò a scuola e dove poi per
la prima volta prese a predicare. Dopo la morte del beato Francesco,
pertanto, frate Elia, vicario del beato Francesco, ai frati
turbati per la scomparsa di un così gran padre, destinò
per tutto l'Ordine una lettera di consolazione, annunciando
a ciascuno e a tutti che, come il beato Francesco gli aveva
ordinato, da parte del beato Francesco li benediceva e li assolveva
da ogni colpa; inoltre dava notizia delle stimmate (65) e degli
altri miracoli che l'Altissimo s'era degnato di operare presso
il beato Francesco dopo la morte di lui, e inoltre raccomandava
ai ministri e ai custodi dell'Ordine di riunirsi per eleggere
il ministro generale.
51. Nell'anno del Signore 1227, il 2 febbraio, dopo la dipartita
del beato Francesco, frate Alberto da Pisa, ministro della Germania,
sul punto di partire alla volta del Capitolo generale per eleggere
il primo ministro generale dell'Ordine, convocò tutti
i custodi, i predicatori e i guardiani della Germania e tenne
un Capitolo a Magonza.
In questo Capitolo frate Nicola, sollevato dalla custodia di
Sassonia, fu nominato vicario; a lui succedette il lombardo
frate Leonardo. Così, lasciata ogni cosa in ordine, frate
Alberto partì alla volta del Capitolo generale insieme
ai frati che aveva scelto.
In questo Capitolo fu eletto primo generale dell'Ordine frate
Giovanni Parenti, cittadino romano e giudice, nato a Civita
Castellana (66).
52. Questi, su consiglio del ministro della Francia (67), esonerò
frate Alberto da Pisa dall'amministrazione della Germania e
gli sostituì frate Simone inglese, custode della Normandia,
scolastico e grande teologo.
53. Frate Simone, giunto in Germania insieme a frate Giuliano
(68), il quale più tardi compose in bello stile e bella
melodia l'Ufficio liturgico di San Francesco e di Sant'Antonio,
indisse immediatamente a Colonia un Capitolo provinciale da
celebrarsi nel giorno degli apostoli Simone e Giuda (69), Ma
per qualche ragione esso fu celebrato l'anno dopo.
54. Nell'anno del Signore 1228 (70) il beato Francesco fu canonizzato.
E nello stesso anno frate Simone, ministro della Germania, celebrò
a Colonia, tra Pasqua e Pentecoste (71), il Capitolo provinciale.
Nello stesso anno frate Giovanni Parenti, ministro generale,
sentendo che in Germania mancava un lettore di teologia (72),
sollevato frate Simone dal ministero della Germania, fece lettore
lui e destinò a ministro della Germania frate Giovanni
da Pian del Carpine.
Egli, indetto un Capitolo provinciale a Worms, mostrò
la lettera dell'esonero di frate Simone e della propria designazione.
In quello stesso Capitolo fu annunciata ai frati la canonizzazione
del beato Francesco. Frate Giovanni da Pian del Carpine quindi,
volendo onorare ed esaltare la Sassonia, mandò frate
Simone primo lettore a Magdeburgo e con lui uomini probi, onesti
e istruiti: frate Marcardo il Lungo da Aschaffenburg (73), frate
Marcardo il Piccolo da Magonza, frate Corrado da Worms e molti
altri.
55. Essendo corpulento (74) egli usava spostarsi su un asino
e gli uomini di quel tempo, per la novità dell'Ordine
e per l'umiltà della cavalcatura si avvicinavano con
maggior devozione al suo asino per l'esempio di Cristo che usò
l'asino piuttosto del cavallo di quanto non facciamo ora, a
causa dell'abitudine costante dei frati di andare a cavallo,
alle persone dei ministri.
Egli diede un grandissimo incremento all'Ordine. Divenuto ministro,
infatti, mandò frati in Boemia, in Ungheria, in Polonia,
in Dacia e in Norvegia. Ricevette anche una casa a Meth e impiantò
l'Ordine nella Lotaringia. Egli fu strenuo difensore del suo
Ordine. Di fronte a vescovi e a principi, infatti, sostenne
costantemente e personalmente il suo Ordine. Egli, come la madre
i figli e la chioccia i pulcini, proteggeva e governava tutti
i suoi frati con pace, carità e ogni sorta di consolazioni.
56. Nell'anno del Signore 1229 frate Giovanni l'Inglese fu
inviato in Germania come primo visitatore.
57. Nell'anno del Signore 1230 frate Giovanni, ministro della
Germania, celebrò a Colonia il suo ultimo Capitolo provinciale
della Germania. Qui, istituito come suo vicario frate Giovanni
l'Inglese, partì alla volta del Capitolo generale. In
questo Capitolo frate Giovanni da Pian del Carpine fu sollevato
dall'incarico della Germania e inviato come ministro in Spagna,
mentre gli venne sostituito frate Simone, primo lettore della
Germania. Sennonché, prima ancora che gli giungesse la
lettera di nomina, questi fu colto dalla morte la vigilia di
San Vito (75) e a Magdeburgo fu sepolto.
Nel medesimo Capitolo generale l'amministrazione della Germania
fu divisa in due parti; del Reno l'una, della Sassonia l'altra.
Al Reno fu assegnato come ministro frate Ottone, giurisperito
lombardo, mentre alla Sassonia fu assegnato, come già
è stato detto, frate Simone.
Nel medesimo Capitolo generale furono trasmessi alle diverse
provincie i breviari e gli antifonari propri dell'Ordine.
58. Morto dunque frate Simone, primo lettore e primo ministro
della Sassonia, frate Leonardo, custode della Sassonia, e frate
Giordano, custode della Turingia, che erano i due soli custodi
della provincia di Sassonia, si recarono al Capitolo del Reno
a Worms. Al quale Capitolo i due frati furono ammessi a partecipare
poiché l'amministrazione della Germania un tempo era
stata unica, e solo di recente era stata divisa; e poiché
frate Simone, colto dalla morte, non era ancora subentrato in
nessuna funzione ministeriale, considerarono come non ancora
avvenuta la divisione.
Qui dunque, su consiglio del ministro, del vicario e di altri
frati, frate Giordano, affidata la sua custodia al custode
della Sassonia, con la lettera d'obbedienza di Ottone, ministro
del Reno, e un compagno, partì per chiedere al ministro
generale un ministro e un lettore di teologia.
Deliberando poi il ministro generale su chi mandare, frate Giordano
richiese infine, e ottenne, frate Giovanni l'Inglese, già
visitatore della Germania.
Scrisse dunque il ministro generale al ministro della Francia
di mandare frate Giovanni Inglese come ministro della Sassonia
e frate Bartolomeo Inglese come lettore di teologia.
59. Frate Giordano, sul punto di tornare in Germania, si recò
da frate Tommaso da Celano (76) il quale, lieto, godendo nel
vederlo, gli donò alcune reliquie di San Francesco. Frate
Giordano poi, giunto a Würzburg, fece avvertire i frati
della sua custodia, che se avevano bisogno di parlar con lui
gli andassero incontro ad Eisenach, perché da lì
sarebbe passato. Lieti dunque i frati, convennero al luogo designato,
e al portinaio diedero la consegna di non far entrare frate
Giordano appena arrivasse ma di avvertire prima loro. Giunto
dunque frate Giordano al portone e bussando, non fu fatto entrare,
ma il portinaio corse ad annunciare ai frati che egli era alla
porta. Essi gli ordinarono di non farlo passare dalla loro porta
ma dalla porta della Chiesa. I frati poi con spirito esultante,
entrati nel coro con croci, turiboli, rami di palma e candele
accese penetrarono in chiesa dal coro avanzando processionalmente
a due a due. Postisi quindi gli uni di fronte agli altri, aprirono
le porte della chiesa e, fatto entrare frate Giordano, lo accolsero
con tripudio e gioia al canto del responsorio "Hic est
fratrum amator" (77). E sebbene frate Giordano, stupito
da questa nuova forma di accoglienza, accennasse con la mano
che tacessero, essi portarono a termine con gioia l'inno incominciato.
Meravigliandosi di ciò frate Giordano, gli torno in mente
che recava con sé le reliquie di San Francesco, cosa
che per lo stupore aveva dimenticato.
Ed esultando nel suo spirito, alla fine del canto disse: "Gioite,
fratelli, perché capisco che avete lodato non me, in
quanto me, ma in me il padre nostro San Francesco, il quale,
tacendo io, ha esaltato il vostro spirito con la sua presenza,
perché io ne reco con me le reliquie. E estrattele dal
suo seno le pose sull'altare. Da questo momento frate Giordano
cominciò ad avere per il beato Francesco, ch'egli aveva
conosciuto in vita, e dalla cui natura umana s'era pertanto
lasciato influenzare, una venerazione e un onore maggiori, poiché
aveva visto che Dio, infiammando di Spirito Santo i cuori dei
frati, non aveva voluto ch'egli tenesse celate presso di sé
le reliquie del Santo.
60. Nell'anno del Signore 1231 frate Giordano, custode della
Turingia, tornato in Sassonia, mandò frate Giovanni da
Penna con frate Adeodato a Parigi da frate Giovanni Inglese
e dal lettore frate Bartolomeo, affinché li accompagnassero
in Sassonia con ogni onore.
61. Nell'anno del Signore 1232 nel Capitolo generale celebrato
a Roma (78), fu esonerato frate Giovanni Parenti, ministro generale,
e gli fu sostituito frate Elia. Nello stesso Capitolo inoltre
fu esonerato frate Giovanni Inglese da Reading, ministro della
Sassonia, e gli fu sostituito frate Giovanni da Pian del Carpine.
Frate Leonardo poi, custode della Sassonia, morì a Cremona,
sua città natale, sulla via del ritorno dal Capitolo
e gli fu sostituito frate Bertoldo da Hoexter.
Ma frate Elia, divenuto ministro generale, volendo terminare
la chiesa iniziata ad Assisi presso la tomba di San Francesco,
fece esazioni in tutto l'Ordine per completare i lavori. Egli
infatti aveva in suo potere l'intero Ordine, come già
lo aveva avuto il beato Francesco e frate Giovanni Parenti
prima di lui. Perciò egli, di sua volontà, dava
moltissime disposizioni all'Ordine non convenienti. Contro la
Regola, in sette anni, infatti, non tenne mai un Capitolo generale,
e i frati che gli resistevano li disperse qua e là.
Pertanto tenuto un consiglio i frati decisero di provvedere
in comune all'Ordine. Nella decisione li assistettero principalmente
frate Alessandro da Hales (79) e frate Giovanni da la Rochelle
(80), allora maestri di teologia a Parigi.
62. Nell'anno del Signore 1237 frate Elia destinò alle
singole provincie visitatori favorevoli ai suoi programmi: ma
a causa delle loro visite abusive i frati rimasero più
esasperati di prima contro di lui.
63. Nell'anno del Signore 1238 i frati della Sassonia, pur
appellandosi contro il visitatore presso il ministro generale,
mandandogli dei messi, non ottennero assolutamente nulla. Perciò
furono costretti ad appellarsi al signor papa (81). Giunto da
lui, frate Giordano, pur ricevendo l'ordine di uscire dopo il
saluto, non volle andar fuori ma correndo amabilmente al letto
del signor papa ne tirò fuori un piede nudo e baciatelo
esclamò al suo compagno: "Ecco, tali reliquie in
Sassonia non le abbiamo". E volendo ancora il signor papa
farlo uscire, frate Giordano disse: "Signore, non abbiamo
nulla da chiedervi, per ora. Abbondiamo infatti di ogni bene
e ne siamo fieri. Voi siete infatti il padre del nostro Ordine,
il suo protettore e riformatore. Ma siamo venuti soltanto per
vedervi". Così finalmente il signor papa divertito
si alzò a sedere sul letto e, dopo aver chiesto perché
fossero venuti, aggiunse: "So che avete interposto appello.
Frate Elia, infatti, venendo da me disse che voi vi siete appellati
a me scavalcandolo e noi gli abbiamo risposto che l'appello
rivolto a me assorbe tutti gli altri". E quando frate Giordano
ebbe spiegato al papa i motivi dell'appello, egli rispose che
i frati avevano fatto bene. Convenuti dunque alla curia i frati
dei diversi luoghi per far proseguire l'appello presentato,
dopo una lunga discussione finalmente la decisione della maggioranza
fu fissata così: che non avrebbero concluso nulla se
non avessero attaccato la radice, e agito cioè direttamente
contro Elia.
64. Sedutisi i frati, e fatto lo scrutinio fra i convenuti,
posero per iscritto tutto ciò di cui erano a conoscenza
e che potevano comprovare di fatto e di fama contro Elia. E
dopo che le accuse furono lette dinanzi al papa, dinanzi al
papa stesso s'iniziò il dibattito relativo. Ma la discussione
fu interrotta dal papa che disse: "Andate a discutere tra
voi, ponete per iscritto le obiezioni e le risposte alle obiezioni,
presentatemele e io giudicherò". Così fu
fatto. Il signor papa allora, ascoltate ed esaminate le obiezioni
e le controbiezioni stabilì che i frati lì riuniti
tornassero alle loro provincie e che dalle diverse provincie,
e soprattutto da quelle che avevano avviato la questione della
riforma dell'Ordine, fossero mandati venti frati maturi e intelligenti.
E questi si radunassero a Roma quattro settimane prima del Capitolo
generale per regolare lo statuto e la riforma dell'Ordine (82).
65. Nell'anno del Signore 1239 (83), secondo quel che s'è
detto, venuti a Roma, i frati scelti inviati dalle diverse province,
stabilirono, secondo il consiglio e la volontà del signor
papa e con l'approvazione del Capitolo generale, che ci fossero
le elezioni dei ministri, dei custodi e dei guardiani e qualche
altra disposizione che vige ancor oggi. Inoltre stabilirono
che i singoli ministri tenessero nelle proprie provincie un
solo Capitolo e i loro subordinati due.
66. Nel medesimo capitolo fu esonerato frate Elia, il quale
aveva governato l'Ordine sette anni, e gli fu sostituito frate
Alberto da Pisa che il signor papa confermò.
67. Nel medesimo Capitolo le provincie furono divise (84).
68. Nel medesimo Capitolo frate Giovanni da Pian del Carpine,
ministro della Sassonia, fu sollevato dall'incarico e gli fu
sostituito frate Corrado da Worms. Ma questi, non avendo ricevuto
il mandato, non accettò l'ufficio. Sentendo ciò
suor Agnese da Praga (85) avvertì il papa e così
questi revocò la nomina di frate Corrado.
69. Nel medesimo anno, dopo il Capitolo di Roma, i frati della
Sassonia, tenuto un Capitolo provinciale a Magdeburgo nel giorno
della Natività della beata Vergine Maria, dessero come
ministro frate Marcardo il Piccolo. Egli, divenuto ministro,
si dimostrò grande zelatore dell'Ordine e uomo di austera
vita. Fu buono con i buoni, duro con i malvagi, severo con gli
incorreggibili.
Egli, impegnandosi nella questione dell'Ordine contro Elia,
contrasse una malattia cronica, nonostante la quale fu eletto
ministro. Ma poiché a causa di questa infermità
non poteva dare egli stesso quegli esempi di austerità
che imponeva agli altri, fu opportuno sollevarlo dall'incarico.
Tuttavia, prima d'essere esonerato tenne tre Capitoli, e precisamente
a Erfurt, a Hildesheim e ad Altenburg, dove appunto fu esonerato.
70. Nell'anno del Signore 1240, il 23 gennaio, frate Alberto,
terzo ministro generale, morì dopo aver retto l'Ordine
per otto mesi e qualche giorno. Gli successe frate Aimone Inglese
(86).
71. Nell'anno del Signore 1242 frate Aimone tenne un capitolo
ad Altenburg nel giorno di San Michele, e in esso sollevò
dall'incarico frate Marcardo. Il Capitolo inoltre affidò
al ministro generale la nomina del ministro provinciale. Il
ministro generale poi, al momento d'andarsene, nominò
vicario frate Giordano e designò ministro provinciale
frate Goffredo.
72. Nell'anno del Signore 1243, pertanto, Goffredo fece il
suo ingresso nella provincia. Egli fu uomo temperantissimo nel
bere e nel mangiare, amante della comunità e persecutore
degli individualisti. Fu buono con i buoni e severo con i malvagi.
Egli proseguì sul cammino iniziato da frate Marcardo
e resse con onore la provincia per tre anni e qualche mese.
73. Nell'anno del Signore 1244 morì frate Aimone e nello
stesso anno gli succedette frate Crescenzio (87). Questi fece
chiamare al convento di Roma due frati da ciascuna delle provincie
affinché i frati di passaggio alla curia vi trovassero
confratelli del loro paese a consigliarli. Ma poiché
la Curia si trattenne a Lione per un lungo periodo, i frati
mandati a quello scopo furono rinviati alle loro provincie.
In quel tempo poi i frati subirono molte vessazioni da parte
dell'imperatore Federico (88), deposto con sentenza del Concilio
di Lione. In molte provincie essi furono disordinatamente scacciati
dalle loro sedi, molti furono imprigionati, alcuni addirittura
uccisi per il fatto che, obbedienti ai mandati della Chiesa,
difesero virilmente come figli la pia madre; cosa che, tranne
i Frati Minori, nessun altro Ordine religioso seppe fare.
74. In quel tempo Sigfrido, arcivescovo di Magonza, si dimostrò
ostile ai frati (89).
75. Nell'anno del Signore 1247, frate Goffredo, ministro della
Sassonia, dopo aver governato per tre anni e qualche mese, fu
esonerato dall'incarico nel Capitolo di Lione e fu nominato
vicario frate Corrado da Brunswick, lettore di Hildesheim. Nel
medesimo anno, nel Capitolo di Halle, celebrato nella Natività
della Beata Vergine Maria, egli fu eletto ministro della Sassonia
e nel giorno di San Martino la sua nomina fu ratificata. Egli
governò con disciplina e rigore, con grande maturità
e osservanza verso l'Ordine una provincia che i suoi predecessori
avevano lasciata pacificata. E dopo aver governato per circa
16 anni, stanco per il lavoro e affaticato, dopo grandissima
insistenza da parte sua e con dolore da parte di molti frati,
ottenne la dispensa dal suo ufficio.
76. Nell'anno del Signore 1248 nel Capitolo di Lione frate
Crescenzio fu sollevato dall'incarico, dopo aver governato,
come frate Aimone, per sette anni. Nel medesimo anno gli fu
sostituito frate Giovanni da Parma (90).
77. Nell'anno del Signore 1258 nel capitolo di Roma celebrato
il giorno della Purificazione fu esonerato frate Giovanni da
Parma, ministro generale che aveva governato dieci anni, e a
lui fu sostituito frate Bonaventura, lettore di teologia a Parigi
(91).
78. L'anno del Signore 1262 frate Corrado da Brunswick, ministro
di Sassonia, fu sollevato dal suo ufficio nel Capitolo di Halberstadt
e nel medesimo Capitolo, il 29 aprile, fu eletto ministro di
Sassonia all'unanimità e al primo scrutinio frate Bartolomeo,
ministro dell'Austria, e subito la sua nomina fu ratificata
da frate Corrado, per l'autorità del ministro generale.
Fu convocato, dal momento che era stato eletto assente, e acconsentendo
alle preghiere dei frati, nonostante il dolore per l'elezione,
presiedette il Capitolo stesso e con grande consolazione dei
frati lo portò a compimento.
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